26/11/2014. Mafie a Roma: l’Osservatorio sulla legalità e l’economia si presenta

di Sabrina Cicala

26/11/2014. Mafie a Roma: l’Osservatorio sulla legalità e l’economia si presenta

di Sabrina Cicala

26/11/2014. Mafie a Roma: l’Osservatorio sulla legalità e l’economia si presenta

di Sabrina Cicala
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Mafie a Roma?

Ce l’hanno raccontata male. Ci hanno detto che la mafia è siciliana, la camorra è in Campania e in Calabria domina la ‘ndrangheta. Abbiamo voluto credere che fosse il degrado di un Sud pigro e renitente a svendere l’Italia, relegandola negli stretti confini della triade “mafia, pizza e mandolino”. È un pregiudizio culturale, quello che l’Osservatorio Luiss sulla legalità e l’economia vuole scardinare. Al suo terzo anno dalla nascita ufficiale, ma operativo già dai tempi del “progetto legalità”, si presenta come laboratorio di ricerca e studio del fenomeno mafioso nel Lazio, attraverso i provvedimenti giudiziali della Procura di Roma. Le origini eterogenee degli studenti e dei giovani professionisti che vi partecipano ad aver contribuito alla creazione di uno sguardo altro su una capitale che di problemi quotidianamente si nutre, ma che, su, non esageriamo, la mafia… la mafia a Roma non esiste.

Non esistono i Fasciani, famiglia che ha dominato il traffico degli stupefacenti sul litorale ostiense. La pax con i Triassi-Cuntrera per la gestione del territorio sarà una fictio giudiziaria.
Ed il Mercato Ortofrutticolo di Fondi era, sì, il cuore dei traffici illeciti della cosca dei Tripodo, con la partecipazione dei Casalesi, ma, in fondo, è denaro. E pecunia non olet.
I Noviello a Latina? È la camorra che esporta la violenza per creare un proprio dominio fuori casa.
Ma quando al Cafè de Paris ricevi il resto del caffè, sappi che potrebbe essere il prodotto dei delitti commessi dalla cosca Alvaro a Sinopoli. E nelle stanze dell’Hotel Gianicolo sono passati i Gallico, mentre venivano sequestrati i cavalli da corsa del clan Zaza.

C’è una riserva mentale da superare. È la presunzione di fiducia che deriva dalla cravatta, surrogato dell’estorsione con la lupara. È il passo dall’essere vittima a concorrente. C’è da scindere il binomio povertà-criminalità, c’è da risalire al primo ingranaggio del riciclaggio del denaro. Roma, con la sua grandezza, si presta alla facile polverizzazione di una ricchezza che di pulito ha solo il velo che cela l’illecito da cui nasce.

Mercoledì 26 novembre, alla Luiss si ragionerà di “Mafie bianche: la morsa del riciclaggio sul tessuto economico di Roma”. Con la partecipazione del Capo della Procura della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone e del Presidente dell’Osservatorio per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio, Gianpiero Cioffredi, con la supervisione della professoressa Paola Severino e gli interventi della giornalista Silvia Barocci e Andrea Rustichelli, del Delegato Confindustria per la Legalità Antonello Montante e di Cosimo Di Gesù, Colonnello Comandante Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Roma, l’Osservatorio, attraverso le voci di Chiara Blefari e Pietro Canale, presenterà i casi che quest’anno hanno rappresentato il materiale di lavoro, analizzato con la significativa guida del Procuratore aggiunto Michele Prestipino.

È un 416 bis dai contorni nuovi, che nei confini del codice ci sta stretto. È una mafiosità, talvolta autoctona talaltra nata per contaminazione, che si insidia nei rapporti sociali senza lasciare una traccia manifestamente tangibile sul territorio.

È un vincolo associativo di complessa contestazione, sia giudiziaria che fattuale. A voler riconoscere una mafia romana, dobbiamo rimettere in dubbio quell’immagine di un’Italia divisa in buoni e cattivi.

E allora il giudizio riguarda prima di tutto noi

Ce l’avevano raccontata così perché così è nata.

Il 26 novembre, proviamo a raccontare una mafia che, sì, forse non esiste… ma se esistesse?

A cura di Sabrina Cicala.

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