PARLATA CON UNA GIOVANE IENA: DINO GIARRUSSO

di Antonietta Uliano

PARLATA CON UNA GIOVANE IENA: DINO GIARRUSSO

di Antonietta Uliano

PARLATA CON UNA GIOVANE IENA: DINO GIARRUSSO

di Antonietta Uliano
7 minuti di lettura

Da Tognazzi a Le Iene, uno sputtanatore gentile.

  • Sei nato a Catania. Questo come ha influito sulla tua crescita, sulla tua formazione?

Catania ti accoglie, come una madre. Sono decisamente un uomo focoso e il vulcano fa la sua parte. Tu sei napoletana, immagina tre Vesuvi messi uno sopra l’altro: l’Etna è così. Enorme, è una presenza attiva e protettiva; Se guardi il mare la senti dietro la schiena, ti giri e si impone davanti agli occhi. La mia terra mi ha segnato senza dubbio: il mare di là, l’Etna dall’altra parte, ti stimolano a fare, ti portano continuamente ad esplodere.

  • Avrai fatto soprattutto cose, oltre ad aver visto gente. Dicci di più della tua vita precedente a Le iene.

Ho sempre amato il cinema e ho avuto la fortuna di farne il mio mestiere. Ho lavorato come aiuto regista di Tognazzi, Risi, Scola, Piva e tanti altri bravi autori. Ho fatto a mia volta l’autore, sebbene con minor continuità. Ho collaborato alla scrittura di diversi film, ne ho diretto uno. Quest’estate ho collaborato ad film TV per la regia di Ricky Tognazzi  che andrà in onda su RaiUno e racconta la vita di Boris Giuliano, interpretato da Adriano Giannini.

Sono anche stato un docente universitario, uno dei famigerati “contrattisti”:  insegnavo tecniche della produzione cinematografica e televisiva all’Università di Catania. Insegnare mi piace molto, credo sia importante spiegare agli studenti che l’Ateneo è un posto dove si cresce culturalmente, ma soprattutto umanamente. Era volontariato puro (percepivo 75€ lordi l’anno!!), ma mi inorgogliva l’idea di servire lo Stato. Purtroppo quando la crisi del cinema ha modificato il mio tenore di vita, l’insegnamento è diventato un lusso che non potevo più permettermi. Conservo però un ottimo ricordo degli studenti, dei tesisti, di tutto quello che i ragazzi mi hanno dato. Credo che il sistema universitario italiano, vecchio e gestito torbidamente, sia il primo da riformare, assegnandogli più risorse e modificando totalmente la gestione dei soldi e delle carriere.

  • Il lavoro di iena ti sceglie o si fa scegliere?

Iena si diventa secondo me. Poi tutto dipende dal proprio modus interpretandi, dalla propria personalità e dal ruolo che si ha all’interno dell’organico Iene. Non è semplice: spesso bisogna riassumere in sei, otto minuti questioni delicatissime e quella è una vera sfida per un comunicatore. Nel mio caso è stata una mezza follia: ho assecondato un amico autore che mi “vedeva” come iena, l’estate scorsa, e la cosa ha funzionato.

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  • Che iena sei, se dovessi descriverti in maniera efficace?

Direi lo sputtanatore gentile, quello romantico. Ho un carattere non aggressivo, e cerco di mantenermi tale pur restando inflessibile nei contenuti. Una vera Iena non fa sconti a nessuno: ai politici, ai truffatori, a chi dice bugie, a tutti quelli che ho beccato nei miei servizi. E sia chiaro che quando fai informazione devi (e sottolineo DEVI) azzerare le tue idee, e metterti al servizio della verità. Inoltre è necessario non essere superficiali né noiosi. Quando mi rivedo sono molto severo e autocritico, cerco sempre di migliorarmi.

  • Tra Iene, si agisce con la proverbiale cattiveria?

No. Siamo una grande famiglia. Una sorta di squadra. Ci sono Iene romane e Iene milanesi e ci tengono uniti momenti autentici di cazzeggio, amicizia, solidarietà, impegno. L’autore è il nostro allenatore e noi tutti competiamo con una sana ed agonistica tensione che ci porta sempre a fare meglio. La puntata è come una partita: c’è chi va in onda prima, chi dopo, chi prende un servizio più ampio, chi deve stare in tempi più stretti, chi resta in panchina e giustamente mugugna. Ma vogliamo tutti vincere lo scudetto, che è più importante di fare una doppietta.

  • Roma; ci vivi, ci lavori. Quanto potenziale e quanto potenziale sprecato?

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Roma rispecchia l’Italia: nella stessa città convive la bellezza che taglia il fiato, ed una piccolezza e  povertà amministrativa terrificanti.

Ci vivo da 15 anni, mi sembra come una macchina lussuosa, comoda, potente, ecologica, perfetta, che però ha sempre le ruote a terra. E nessuno riesce a gonfiarle, mai. I candidati alle prossime elezioni si troveranno dinanzi a delle difficoltà spaventose figlie di un pregresso complicato ed ormai cronico. Una burocrazia inefficiente produce sprechi: che si trasformano nei problemi che noi cittadini affrontiamo ogni giorno, sopravvivendo e arrabbiandoci.

Le municipalizzate, gli appalti senza gara, i dirigenti a chiamata, gli affitti in centro per 40 € mensili… Ci siamo mai domandati come gestirebbero Roma la Francia, la Germania o il Regno Unito?

Eppure permane la felicità,  quel fermento culturale che a Roma non cessa mai. La sete degli studenti, la sapienza degli artigiani, l’immenso saper fare degli operatori della cultura, alzano la qualità media della vita. E’ in questo tipo di movimento che viene voglia a persone comuni di avviare progetti importanti: io, per esempio, ho aperto, insieme ad amici, un cinema in via Perugia – il Kino- per dare voce alla nostra passione comune. Non credo sarebbe potuto nascere altrove.

  • Hai parlato di sistemi inefficienti. Insomma, chi di speranza vive… ?

Il punto è che non servono e non bastano slogan, parole. Serve severità, sanzioni, educazione: ripartire dall’istruzione e dall’etica. Il punto è che l’etica non è come le lentiggini o gli occhi neri, l’etica si impara. Ma se insegni che il crimine paga, se non sanzioni (o se addirittura premi!) chi ruba o spreca, lo Stato nel breve termine collassa.

La politica italiana perpetua sé stessa. Si cercano stipendi, incarichi, sistemazioni. E le si trovano per “appartenenza politica”, appunto. Così si legalizza un brutto modo di gestire le risorse pubbliche. I privilegi della classe dirigente (non solo politica, sia chiaro!) in Italia sono vergognosi:  fin quando ci sarà una gestione inefficiente senza conseguenze concrete, non credo cambierà granché.

  • Sei consapevole del fatto che voi Iene rappresentate degli esempi?

Foto Lodebole/bianchi/LaPresse 07-11-2015 firenze-Italia Cronaca FIRENZE:il consigliere comunale tommaso grassi continua la sua protesta nella quale chiede di avere copia degli scontrini di renzi e nardella Nella foto: Tommaso grassi,dino giarrusso delle iene Photo lo debole/bianchi/LaPresse 05-11-2015 Firenze-Italy News FLORENCE - Councilman tommaso grassi continues his protest in which he asks to have a copy of the receipts and renzi nardella In the pic: Tommaso grassi,dino giarrusso delle iene

Sì, e anche se la cosa dovrebbe lusingarmi, mi spaventa, sono sincero.

Molte persone apprezzano il nostro lavoro, e ne sono felice. Ma non lo sono quando qualcuno nei pressi del Parlamento mi butta le braccia al collo e chiede aiuto. E’ una totale assurdità! Noi facciamo informazione e intrattenimento, siamo lavoratori della TV. Se qualcuno arriva ad affidarsi ad un programma TV, significa che non trova aiuto e fiducia nelle istituzioni.

E’ prassi di molti dire: se qualcosa non funziona “vai alle Iene!”. Va bene, quando aiutiamo qualcuno io ne sono molto contento, ma molte storie che noi raccontiamo (talvolta riuscendo ad aiutare chi subisce), non dovrebbero nemmeno esistere, in uno stato efficiente che tuteli i cittadini corretti. Ed ecco che invece Nadia Toffa scopre un medico non laureato che ha mietuto vittime, Agresti e Golia scoprono preti che insidiano i parrocchiani, io scopro che 82 persone sono state licenziate ingiustamente, e così via. E’ bello aiutare qualcuno, ma credo che sarebbe meglio ancora se certe cose non succedessero proprio, o fossero eccezioni. Invece noi abbiamo valanghe, valanghe di segnalazioni… qualcosa significherà!

  • Iena è sinonimo di eroe?

Assolutissimamente no!! Gli eroi sono altri, scherziamo? Si risulta eroi forse quando si riesce a fare un tipo di informazione che molti preferiscono non fare, ma non è eroismo, è solo fare il nostro lavoro.  E’ vero che ci sono programmi (non solo Le iene, attenzione, penso al lavoro di Iacona, della Gabanelli e di altri bravi che l’establishment non ama) che non sottostanno al tacito patto di omertà che avvolge alcuni argomenti, ma questo non fa di noi (né di nessun altro, secondo me) degli eroi. Il nostro obiettivo è arrivare a determinate corde del pubblico, facendolo riflettere e divertire, perché – non scordiamolo – uno dei nostri scopi è comunque far ridere chi ci segue.

  • Come si diventa una iena?

Bisogna avere buone idee, un progetto proprio, originale, innovativo. Illuminare con chiarezza ciò di cui vuoi occuparti, crederci e sapersi muovere davanti alla telecamera. Non è un lavoro semplice, né tantomeno riposante: spesso sono rimasto più di 15 ore in piedi, appostato per scovare un politico. Un mio collega attese un produttore disonesto per 3 giorni consecutivi. Insomma, non è una passeggiata: è stressante, toglie molto tempo, ma dà anche grandi soddisfazioni. Credo che chiunque abbia buone idee e la capacità di proporsi bene, può provare a farlo.

  • Una Iena, le donne, le fa soffrire più di un uomo qualunque? Sei fidanzato, sposato, sei un latin lover?

Io sono un uomo qualunque, lo ripeto. Sono single, mai stato sposato e non ho figli. Molti mi chiedono se “acchiappo” di più da quando faccio la iena. Beh, no: non è cambiato molto rispetto al mio periodo precedente, che era già bello movimentato. Nei rapporti sentimentali sono molto onesto: se sono single, faccio vita da single. Se sono impegnato, sono un uomo profondamente fedele. Attualmente sono single, ma legarmi cambierebbe le mie priorità. L’amore, la seduzione, le donne, sono fra le le più grandi gioie della vita: dunque finché non trovo quella giusta, nel mentre, sperimento…

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