Il 2020 dagli
occhi di una gatta

Il 2020 visto dagli occhi di una gatta

La lettera di un felino che da 9 mesi non ci riconosce più

di Leonardo Naccarelli

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occhi di una gatta

Il 2020 visto dagli occhi di una gatta

La lettera di un felino che da 9 mesi non ci riconosce più

di Leonardo Naccarelli
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Il 2020 dagli
occhi di una gatta

Il 2020 visto dagli occhi di una gatta

La lettera di un felino che da 9 mesi non ci riconosce più

di Leonardo Naccarelli
3 minuti di lettura

Cari umani,

come prima cosa mi presento: mi chiamo Spazzola e sono una gatta. Aspettate, vi prego, non chiudete l’articolo, posso ancora spiegare. Vi scrivo questa lettera perché da 9 mesi, ho controllato il calendario stamattina, vi comportate in modo strano. Non so cosa vi stia succedendo e forse non sarei neanche in grado di capirlo. Però, non vi riconosco più e, per quanto possa sembrarvi strano, sono preoccupata per voi. Ecco, quindi, il senso di questa lettera: esprimere il mio sostegno, per quello che può servire.

Tutto è cominciato a marzo: hanno ordinato a tutti di rimanere a casa propria ed io ero felice. In fondo, ho sempre odiato la visita di estranei a casa di Leo: vengono sempre a rompermi le scatole con carezze non richieste e vocine imbarazzanti, per me e per loro.

Passata una settimana però, mi sono resa conto che non era tutto rose e fiori. Tutti i pomeriggi la televisione in soggiorno riportava notizie sempre più tragiche: numeri sempre più alti di persone che stavano male, che morivano. Ho visto Leo triste e spaventato: con una gatta non ci si vergogna ad apparire deboli. E poi le videochiamate, quanto disagio ragazzi. È già stato detto ma ripetere non fa mai male: non c’è bisogno di urlare, vi si sente lo stesso. Non avete idea di quante volte io sia stata svegliata dai loro saluti sguaiati; alcune volte mi hanno pure inquadrato: oltre al danno la beffa.

Non so perché non ho piantato le unghie sui loro zigomi mentre dormivano: forse per la loro tenerezza in quelle videochiamate, perché vederli sereni, anche per un solo attimo, dopo la vista di cari e parenti mi ripagava di tutto. Assistere alla vostra ricerca ed offerta di un affetto, alla vostra umanità è stato per me un privilegio che nessuna passeggiata su una tastiera potrà mai spiegare in pieno; non nego che, talvolta, la mia impotenza, il mio non poter essere d’aiuto, sia stato uno strazio. 

Amico mio, come penso sia chiaro, di quanto è successo negli ultimi tempi ho compreso molto poco. Una cosa, però, mi è stata chiara sin da subito: questo non sarebbe stato un anno normale. Non mi ha dunque sorpreso che, a breve, Leo scriverà un articolo in cui descriverà cosa sia stato per lui il 2020. Proprio ora sta vedendo un video sulla pagina Instagram di un certo Vecchioni: sempre stato un tipo noioso. “Finirà tutto e saremo molto più belli e più innamorati di prima” sento provenire dal computer. Leo annuisce e sorride: ci crede davvero o ha soltanto trovato una bella frase per il suo articolo?

Chi può dirlo. Credo, però, che quell’uomo abbia ragione: come diceva Victor Hugo, “se Dio avesse voluto che l’uomo indietreggiasse, gli avrebbe messo un occhio dietro la testa. Noi guardiamo sempre nella direzione dell’aurora”. Quando questa fase sarà archiviata definitivamente, tante belle analisi potranno esser fatte: potremo capire se e quanto gli uomini siano migliorati; potremo trovare una risposta a tutte le domande possibili. Ora, però, è il tempo della speranza. “Dicono che c’è un tempo per seminare ed uno più lungo per aspettare, io dico che c’era un tempo sognato, che bisognava sognare”. 

Giunto al termine di questa folle lettera, è il momento dei saluti e degli auguri. Che possiate un giorno svegliarvi con la sorpresa che tutto sia passato; che ciascuno possa provare, a modo suo, la gioia della liberazione. Soprattutto, che tornino presto le case piene di persone in festa. Non preoccupatemi per me: so già dove nascondermi.

Con affetto,

Spazzola.

Liberamente ispirato a Io sono un gatto” di Natsume Soseki

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Una risposta

  1. Le nostre anime viste dagli occhi di un gatto? Credo che sia la giusta visione della vita che solo il nostro felino domestico ci può insegnare.
    Bella riflessione

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