Il conflitto religioso e l’integralismo attraverso gli occhi delle donne. E ora dove andiamo?

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Se davvero, come sosteneva Edward Said, l’«Oriente» è un’invenzione occidentale. Se davvero non è possibile conoscere un mondo senza viverlo. Nadine Labaki ci guida alla scoperta dell’integralismo religioso attraverso gli occhi delle donne libanesi.

Forse passato in sordina in Italia, dove poche sale lo hanno trasmesso (o trasmesso poco), “E ora dove andiamo?” rappresenta il secondo successo della regista e attrice libanese Nadine Labaki.

Un film commedia che racconta il conflitto religioso in un piccolo paesino del Libano, le tensioni tra Cristiani e Musulmani che, lungi dall’essere reali, sono fomentate da un conflitto statale di cui una così piccola comunità, arroccata sul suo eremo, ha un’immagine vaga, un’eco lontano.

In questo piccolo spaccato di Medio Oriente, le donne ricorrono a qualunque – proprio qualunque – strumento per sedare le tensioni intereligiose. Una commedia brillante, a tratti amara, a tratti esilarante, ma comunque con una costante: il femminismo nelle relazioni internazionali.

Dopo il beirutiano Caramel (2007), Nadine Labaki torna a raccontarci delle donne, della loro quotidiana, della loro vita nel conflitto religioso in Medio Oriente. Ci narra di un mondo drammatico, dell’integralismo islamico, dell’integralismo cristiano, dell’intolleranza che non è più tollerabile. Un film polimorfico che spazia dalla commedia al dramma, passando per sfumature di musical che deliziando lo spettatore della poesia arabeggiante e gli strappano un sorriso. Il risultato è certamente encomiabile, soprattutto alla luce del fatto che la maggior parte degli interpreti non sono attori professionisti.

Un modo per ridere, un modo per volgere gli occhi a un mondo reale e diverso, un modo per adottare un punto di vista che non è idealista o utopista, ma che riflette un mondo futuribile e reale.

E se si guarda al presente della guerra civile in Liberia dove le negoziazioni si sono aperte grazie allo sciopero del sesso indetto da migliaia di donne, sotto la guida di Leymah Gbowee, e all’intervento istituzionale dell’attuale Presidente, Ellen Johnson Sirleaf, Il film della Nabaki è più attuale che mai. La realtà del femminismo sembra essersi fatta fiction. O forse, proprio dalla fantasia cinematografica la realtà ha tratto ispirazione.

 

Regia: Nadine Labaki

Sceneggiatura: Rodney Al Haddid, Jihad Hojeily, Nadine Labaki, Sam Mounier e in collaborazione con Thomas Bidegain.

Produzione: Les Films des Tournelles, Pathé, Les Films de Beyrouth, United Artistic Group, Prima TV, France 2 Cinéma, Chaocorp, Doha Film Institute, e in associazione con Canal+, CinéCinéma e France Télévision.

Distribuito in Italia da Eagles Pictures.

Premi nei festival internazionali:

-          Broadcast Film Critics Association Awards - Nomination per il Best Foreign Language Film (2011);

-          Oslo Films from the South Festival - Vincitore del Audience Award (2011);

-          San Sebastián International Film Festival - Audience Reward come Best European Film (2011);

-          Toronto International Film Festival - People’s Choice Award come Best Narrative Feature (2011).

Adriana Bonomo

Scrivere per non morire, o forse anche parlare per non morire, probabilmente è una mansione vecchia quanto la parola. Le decisioni più mortali, inevitabilmente, vengono tenute in sospeso per tutto il tempo almeno del loro racconto. Il discorso , si sa, ha il potere di trattenere la freccia già scoccata, in una contrazione del tempo che è il suo spazio specifico… Michel Foucault