Ho visto Gesù

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di Isidoro Malvarosa

Ho visto Gesù.

Dico davvero, l’ho visto. Era all’incrocio tra via Maresciallo Pilsudski e Viale Parioli.

In piedi al semaforo, di macchina in macchina, urlava la sua rabbia al mondo.

Ho sollevato il finestrino quando ho visto che si dirigeva verso di me, avevo assistito alla scena, avevo visto i suoi movimenti nervosi e compulsivi. Ho avuto paura.

Si è piantato accanto alla mia macchina e ha capovolto il bicchierone di cartone che aveva in mano, era vuoto. Lì ho capito.

I lineamenti delicati, i ricci capelli biondi, la barba incolta.

Mi ha guardato negli occhi, ha mostrato il contenuto del suo salvadanaio e ha urlato. Ho visto le sue tonsille, i denti sani e allineati, le gocce di sudore sulla fronte. Era bello, era Gesù, ne sono convinto.

Il rosso si è fatto verde ed io ho accelerato. Avevo spazio davanti a me.

Strada davanti e clacson alle mie spalle. Avrei voluto fermarmi, avrei voluto capire.

Avrei voluto parlarci, magari caricarmelo in macchina.

Mettere a folle, tirare il freno a mano e salvare il mondo. Redimerlo, provare a farlo.

Me lo sarei portato sulle spalle, per mare e per terra. Ma avevo anche da parcheggiare, da mettere la prima e partire. Timbrare il cartellino e guadagnarmi il pane.

Senza moltiplicazioni miracolose.

L’abbiamo lasciato a centro strada, così come lo abbiamo trovato. Ce ne siamo andati tutti, senza lasciargli nemmeno un centesimo. Abbiamo accelerato, lasciandogli il nostro monossido.

Lui, fermo a guardarci.

Con i suoi boccoli biondi e la sua tunica bianca. Ad urlare a quelli del prossimo turno. Altri finestrini serrati e ancora sicure abbassate. E lui a strepitare la sua rabbia ad ogni porta.

Io, poco lontano, ho parcheggiato e sono sceso.

Il passo svelto sotto il sole, il giugno più caldo.

Ho varcato i tornelli e mi sono seduto.

Non è lontano da me, Gesù, mentre ora scrivo.

La mia voglia di conoscerlo, di capire, è immutata. Come l’indifferenza che lui riceve. Abbiamo fretta, siamo troppi, non c’è tempo. Se qualcuno si ferma per lasciarti uscire dal parcheggio, è perché vuole prendere il tuo posto. Intanto la pila di fogli sulla mia scrivania aumenta.

Che di vino e suddivisioni neanche l’ombra. Prendo la prima pratica, abbasso gli occhi e trascrivo. Una mano d’aiuto sarebbe oltremodo utile.

Che Gesù dei Parioli farebbe più figura a stare qui ora.

A salvare il mondo da qui, con me. Localizzandosi e facendosi riconoscere.

Scrivendo: “Io sono qui, ci sono. Sono tornato.” Che dietro uno schermo è tutto più facile. Creare un evento, mandare gli inviti e apparire. Tra visioni mistiche e deliri cibernetici.

La comunicazione de visu,per strada. Che gran brutta cosa!

Che la burocrazia non salverà il mondo.

Internet men che meno.

Nel frattempo, Gesù, ancora grida.

 

Nota biografica dell’autore

Isidoro Malvarosa. Nato a Reggio Calabria, il 25 Gennaio 1982; si divide tra la sua terra d’origine e Roma. Collabora con Africanews.it, Enjoy Italy ed è tra gli autori del blog Miniverit.com. Ha pubblicato due romanzi e diversi racconti.

 

L’immagine in copertina è stata realizzata da Giulio Bonasera.

Redazione di The Freak