Colazione con i Modena City Ramblers

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Recensione a cura di Benedetta Fazio

Dieci racconti, diversi personaggi coinvolti, una molteplicità di emozioni rivelate e un filo conduttore: il cambiamento.

Milvia Comastri affronta la sua seconda opera letteraria dopo Donne ricette ritorni e abbandoni (2005) scegliendo ancora una volta il racconto come strumento per dar forma alle sue storie. In ognuna di esse, uno squarcio di vita quotidiana all’ interno del quale il lettore viene catapultato, ma che subito riconosce come familiare. Non sono infatti le situazioni eccezionali a far da protagoniste, ma scene che non è difficile trovare dietro la porta di casa propria o del vicino. I personaggi che le popolano e gli danno vita hanno il grandissimo pregio di esser persone “normali”, colmi di quella normalità che troppo spesso siamo spinti a disprezzare e a barattare per un pizzico di appagante quanto temporanea euforia. Quella normalità che ci rende tutti intimamente connessi e così straordinariamente umani.

Sfilano davanti agli occhi allora il paramedico che tutti i giorni affronta il dolore del reparto di oncologia pediatrica, il giovane e umile pescatore costretto suo malgrado a lavorare a terra, la coppia che a dispetto dell’ amore aspetta di rivedersi di fronte all’ avvocato divorzista, l’ amore giovanile che nonostante gli anni e le relazioni rimane sempre il più desiderato.   

Si viaggia nel tempo e nello spazio senza rigidità alcuna, dai vibranti anni quaranta fino ai giorni più recenti, da città concitate a tranquilli borghi di mare. Ma il dove e il quando non hanno importanza quando le protagoniste indiscusse del racconto sono le vicende umane in quanto tali, senza anno e senza terra che non siano quelli del cuore.

Colazione con i Modena City Ramblers, di Historica Edizioni, non è uno di quei libri da leggere tutto d’ un fiato. Va assaporato con parsimonia e nei momenti giusti. Non è una gustosissima coppa gelato nutella e smarties da divorare in un sol boccone quanto piuttosto una scatola di raffinati cioccolatini. Uno di quei pacchetti che custodiscono al loro interno dolcetti dal sapore ognuno diverso, una piacevole sorpresa da godere volta per volta, a fine giornata o in quei rari momenti nei quali ci è concessa una pausa dal mondo.

Difficile non appagare anche i gusti più difficili: ogni trama è a se stante e originale, ogni personaggio è arricchito da sfaccettature diverse, ogni sensazione trasmessa ha natura differente. Tutto questo porta il lettore ad affezionarsi, senza neanche accorgersene, ad una vicenda piuttosto che a un’ altra. Perché non tutte vi convinceranno allo stesso modo, ma ve ne sarà una che, inaspettatamente, farà proprio al caso vostro.

Personalmente, non ho potuto non sorridere con soddisfatta solidarietà per la chiusura del romanzo della protagonista di Un abito su misura, una piccola perla di appena quattro pagine. Una donna madre di famiglia, due figli adorati, un marito affettuoso e la volontà di rendere una vita soddisfacente in un’ esistenza davvero felice attraverso un racconto scritto nella clandestinità e nel silenzio di notti casalinghe.

Continui a far scorrere le parole sullo schermo, fino ad arrivare a una pagina bianca. Credi di avere già tutto in testa. Le creature che sono racchiuse in questo portatile ti fanno compagnia durante il giorno, mentre cucini, fai la spesa, rassetti la casa. Ti parlano delle loro vite, delle gioie, dei dolori, delle loro scelte. A volte le devi zittire, perché le loro voci ti distraggono dalle tue piccole faccende quotidiane.

Sarà l’ amore spassionato per i libri e per il mare, ma ho trovato impossibile non lasciarsi catturare anche dalla storia di Davide, la più lunga dell’ opera, in Libri sull’ acqua.  

 (…) lui, Davide Doria, sa vedere lo spazio bianco che è in ogni diverso lettore, e sa cosa ci deve andare, in quello spazio bianco. Sa quale storia ci si può rannicchiare. Le generazioni dei Doria questo talento lo hanno sempre avuto. E Davide, quando ti parla di un libro, è come se componesse una sinfonietta, perfetta, ma discreta. E vedi l’autore che ti prende per mano e ti  porta con lui.

Discendente di una di quelle famiglie di librai dal sapore antico, in una notte si vede bruciare davanti agli occhi le amate pagine e andare in fumo le preziose parole compagne di una vita. Un avvenimento che non può non sconvolgere la vita di quest’ uomo e portarlo a prendere una decisione tanto drastica quanto meravigliosamente romantica: comprare una barchetta, riempirla di libri e portare le loro storie a vivere porto dopo porto. Ma la vita non si lascia prevedere, raramente prende la piega che ci aspettiamo e l’ avventura di Davide testimonia come ogni scelta porti alla luce un numero infinito di possibilità nascoste.

È questo il fil rouge che unisce tutti i racconti, l’ esistenza umana come un libro ancora da inventare. Non c’ è suspense né avventura in questo, ma comune quotidianità. Tutti i personaggi si trovano di fronte ad una scelta, che sia imposta dalla volontà di un ineluttabile destino o dalla propria, che li obbliga a diventar protagonisti della propria vita, consapevoli di se stessi e degli altri. La Vita stessa che non permette di restare ai margini e che prima o poi ti spinge violentemente al centro della scena. E non lascia scampo, si può solo affrontare il mutamento perché, come ricorda l’ incipit,

 Non c’è nulla di immutabile,

tranne l’esigenza di cambiare

Eraclito 

Lasciatevi accarezzare dalla narrazione delicata ma decisa di Milvia Comastri e scoprirete quale, fra i dieci racconti presentati, vi rimarrà inevitabilmente impresso nella testa e nel cuore.