c. eclissi di luna

eclissi

Era diverso da Ciàula. Lui la luna l’aveva scoperta ancor prima che l’uomo ci pisciasse sopra con il suo missile supergalattico. Lui la luna l’aveva dimenticata. Gli era sembrato di vederla qualche volta di giorno. No, si diceva, era la cataratta o un granello di forfora sugli occhiali da sole. Sì, era la cataratta. Era meglio infilarseli di nuovo quegli occhiali dalle lenti di plastica.

Come la luna aveva dimenticato tante altre cose. Pisciare ogni cinque minuti non gli faceva pensare ad altro. E così l’alone verde muffa del cesso ossidato, quello divenne la sua unica macchia lunare.

Gli capitava di pisciare ovunque. Al cesso o nei pantaloni era solo questione di volontà. E per uno come lui, che la vita se l’era lasciata scorrere come il piscio nei pantaloni, della volontà non sapeva che farsene. Come del resto della pietà degli altri. L’odore del piscio li teneva a distanza ed era tutto quello che potesse desiderare. Insieme alla tv sempre accesa. Quella lo avvicinava a dio. Pisciarci sopra significava espiare il male della sua prostata e aspergere gli altri con la sua benedizione divina. Alla tv poi aveva visto donne e froci desiderosi di bere il piscio degli altri. Chiamò, ma era una questione di soldi. Dio non paga, sono gli altri a doverla pagare. E attaccò.

Quella notte si sentì come dio il settimo giorno, deluso dopo tanta fatica. Rimase lui e la tv in modalità sleep. Non aveva nessuna volontà di alzarsi e raggiungere il cesso, perché averne per spegnere il pallino rosso della tv. Quel pallino rosso gli dava da pensare. Dopo litri e litri di piscio stantio ingollati, per la tv era giunto il suo momento. Poteva prendere la mira con quel suo pallino rosso e forargli il cranio a quel figlio di puttana. Non si sarebbe mosso, non per pisciare. In più era il settimo giorno.

Poi qualcosa cambiò nello sguardo del figlio di puttana e non era il terzo occhio rosso al centro del suo cranio. La tv si oscurò, di colpo, come la notte incorniciata dalla finestra che non ebbe volontà di chiudere quella volta. Nella tv comparve un alone, come un riflesso, e non era la forfora, no, e nemmeno la cataratta, ne era certo. Era la luna.

Bagnò il letto, come suo solito, ma non del suo piscio. Lo bagnò di lacrime, anche queste sangue. Morì, ma era tornato a sognare. Nel suo sogno pisciava e non sentiva dolori. Pisciava sulla luna con il suo missile supergalattico.

Tratto da “Erano – 26 racconti per gente che fu”.

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 “Erano – 26 racconti per gente che fu”.

Ventisei racconti. Minimali; a volte irriverenti, altre delicati. Perché dopo un pugno nello stomaco è piacevole tornare a respirare.

Ventisei ritratti. Inconsueti; a volte deliranti, altre pacati. Perché di pagina in pagina è piacevole continuare a sorprendersi.

Dalla a alla z, ventisei testamenti al tempo passato eppure attuali. Ventisei ricordi di vita di persone e di oggetti, senza censure e inibizioni. Ventisei confessioni che seppelliscono sotto una lacrima dolce e una crassa risata chi si prende troppo sul serio.

L’autore è Chet, un italo-americano nato a Oak Hill e trasferitosi nella citta’ eterna.

Racconti 1 e 2

"Loveless, workless and homeless. but dreamful" (M. De Clemente). Scrittore, sceneggiatore, addetto stampa e responsabile nel settore comunicazione.